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Enrico Torre, presidente eletto della Sezione regionale Liguria della AMD. Si occupa delle attività territoriali del Servizio di diabetologia della Asl3 diretto da Andrea Corsi.
PDTA VERSIONE 2.0

Intervista a Enrico Torre

I percorsi non si possono fare senza l’adesione della classe politica e dei medici di medicina generale. E come fare per ottenerla? Nel caso dei politici occorre rendersi più visibili come diabetologi e mostrare i vantaggi a breve termine che la gestione integrata offre. Nel caso dei medici di base si tratta di offrire incentivi veri, mandare i componenti del Team nello studio dello MMG, fare conferenze e interventi insieme. Enrico Torre disegna la versione 2.0 dei percorsi, «quella che ha ‘possibilità di funzionare’», commenta.

Nella Regione Liguria, un ‘laboratorio epidemiologico’ della sindrome metabolica con la popolazione più anziana d’Italia, di percorsi diagnostico terapeutici assistenziali si parla da ormai 10 anni. «Tutti sappiamo cosa sono e tutti quelli che volevano hanno fatto e hanno in corso le loro sperimentazioni, il mio primario e io fra questi», commenta sbrigativo Enrico Torre, presidente eletto della Sezione regionale Liguria della AMD. In questa intervista Torre preferisce quindi mettere in risalto quello che nella tradizionale struttura dei Percorsi generalmente non è approfondito, insomma, la versione 2.0 dei Percorsi.
«Ci lamentiamo tutti che gli amministratori politici non condividono la stringente logica dei Percorsi e della Gestione integrata, ma cosa offrono di concreto i Percorsi al gestore politico?», si chiede Torre, che si occupa delle attività territoriali del Servizio di diabetologia della Asl3 diretto da Andrea Corsi.

Cosa possono offrire i Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali a un politico?

Una cosa è sicura: fra 10 anni quando in Italia dovremo sopportare il costo enorme di 5 milioni di persone con diabete, molte delle quali ancora in età lavorativa, tutti ci chiederemo: “Ma perché non abbiamo fatto prevenzione?”. Qualcuno inizierà a chiedere ben prima: “Ma cosa fanno il governo, la Regione, la Asl per contrastare l’epidemia di diabete?”. Noi offriamo una polizza di assicurazione contro questo rischio, i Percorsi sono la soluzione più avanzata elaborata nel mondo. Adottarla oggi significa non essere presi in contropiede domani. Seconda cosa, se la gestione integrata funziona come noi crediamo, vuol dire che può dare ritorni immediati. Dobbiamo mettere in luce questo aspetto. Prendiamo la diagnosi precoce. Il medico di medicina generale che fa lo screening sul soggetto a rischio e il diabetologo che eventualmente inquadra il caso possono dire: “Che fortuna signore o signora, ce ne siamo accorti in tempo”. Al paziente che è sceso da 9 a 7 di glicata dobbiamo dire, lei ha forse evitato per un soffio l’infarto o l’ictus. La prevenzione rende visibili, ma non dobbiamo farla nel chiuso dell’ambulatorio.

E dove allora?

Nelle scuole ovviamente, ma anche nei luoghi di lavoro, ovunque. Io credo che il diabetologo debba trattare nel suo studio i casi complessi e il resto del tempo deve essere letteralmente in piazza, a chiedere spazi e tempi per l’attività fisica, a protestare contro l’alimentazione insalubre, a parlare con le persone a rischio, con tutti insomma. E vedrà che così l’attenzione del politico arriva. C’è un‘altra cosa: fra uno o due anni verranno approvati dei farmaci molto potenti che sembrerebbero prescrivibili in un ampio numero di casi, prevedibilmente molto costosi. Il diabete diventerà un problema di primo piano per gli amministratori e noi diabetologi possiamo essere quelli che glielo risolvono o che glielo lasciano davanti alla porta.

E il medico di medicina generale?

L’esperienza ligure insegna che senza un impegno forte della Regione il coinvolgimento del medico di medicina generale non può essere totale. Ma c’è di più. Non è solo una questione di incentivi, o meglio è una questione di incentivi soft. Parliamoci chiaro: noi diabetologi sembriamo comportarci come dei ‘principini’. Chiediamo allo MMG di ‘mandarci’ il paziente come se ci trovassimo in alto, e glielo ‘rimandiamo giù’, se e come ci garba. Non sembra un rapporto di stima e collaborazione.

E allora cosa si può fare?

Ma abbiamo mai pensato di andare noi nello studio dello MMG? O di mandare le nostre dietiste, le nostre infermiere? Dire a uno MMG che sicuramente ha una trentina di diabetici fra i suoi assistiti: “Guarda che ogni primo martedì del mese vengo giù io da te, se mi raduni una dozzina dei tuoi pazienti parliamo insieme, magari vediamo qualche caso fianco a fianco, facciamo un bel corso di gruppo”, questo è dare incentivi. Questo è fare un percorso. Diciamo “mettere il paziente al centro”, ma guai a muoverci noi!.

Su ambedue i fronti, politici e MMG la soluzione è uscire dallo studio?

Esatto, e non è un caso, MMG e politici hanno molto in comune: sono radicati sul territorio, traggono di lì la loro forza. Il diabetologo dovrebbe uscire dagli ospedali, frequentare ambiti nuovi, compresa la casa del paziente. Un paziente che non riesce a trovare il compenso forse faccio prima ad andarlo a trovare a casa, magari li capisco dov’è il problema o mi faccio capire. Non parliamo poi dei luoghi di lavoro. Vai a dire a un’azienda di 100 persone che entro 5 anni avrà almeno altrettanti infarti ischemie o ictus fra i suoi dipendenti, persone che dovranno continuare a pagare ma che probabilmente non daranno più un gran contributo. Ma ti stendono il tappeto rosso se ti offri di fare una conferenza o un ciclo di interventi che pongono le basi per la prevenzione! Faccio un altro esempio: oggi tutti ci preoccupiamo giustamente della multietnicità. A Genova vivono 50 mila sudamericani molti con moglie e figli, probabilmente invecchieranno insieme a noi.

La Liguria è il New Mexico dell’Europa?

Esatto, e in New Mexico i dati non sono confortanti soprattutto nella popolazione latina: grande obesità in età pediatrica, alta incidenza di casi di diabete di tipo 2 intorno ai 40 anni... Tutto ciò che riguarda gli immigrati ha un altissimo peso politico, può essere una bomba o un viatico per il paradiso. E noi diabetologi sapremmo cosa fare in questo caso. Aspettiamo che qualcuno ci chiami o ci facciamo avanti? Risponda lei.

Tutte queste attività però richiedono tempo. Lei pensa davvero che si possa trovarlo semplicemente delegando allo MMG quote crescenti della cura?

Potrei risponderle trenchant: se la diabetologia diventa ‘oro politico’ le risorse si trovano, i concorsi si riaprono, banalmente si smette di costringere gli specialisti a fare le guardie di notte. Il problema quindi è mal posto. Se quello che faccio è visibile, qualcuno che sta al mio posto mentre io lo faccio si trova. Ma voglio entrare nel merito della sua domanda. Io credo che la gestione integrata tolga lavoro allo MMG, e tolga lavoro al diabetologo, esattamente come non fare gestione integrata aumenta il lavoro dello specialista e aumenta quello del medico di base. E credo anche che domani i medici di medicina generale torneranno a dover competere: i massimalisti sono sempre di meno. Ed essere un medico di base che fa gestione integrata, che lavora bene sul diabete è un vantaggio competitivo non da poco.

Insomma saranno loro i primi a farsi parte attiva?

Molti di loro, non tutti. Ma a questo proposito vorrei dire una cosa da prossimo presidente della sezione Liguria. Le Sezioni Regionali sono una bella idea ma non perché permettono a 150 persone invece che a 12 di dire ‘io sono membro del direttivo di una società scientifica’. No, servono perché in questa sede puoi coinvolgere tutti i colleghi, anche quelli che non si fanno vedere ai congressi. Noi diciamo che quando vogliamo coinvolgere i MMG vengono sempre quei soliti 10 o 20. E alle nostre iniziative quanti diabetologi partecipano? A ben vedere anche noi siamo sempre i soliti.

Quindi come fare a coinvolgere tutti i medici di medicina generale a fare gestione integrata?

Con gesti forti. Lancio una provocazione. Abbiamo il coraggio di fare una campagna pubblicitaria che dice a tutta la popolazione con più di 45 anni, con più di 100 cm di giro vita (o con genitori diabetici) “Domani vai dal tuo MMG e parla con lui su come prevenire il diabete” e firmarla come Associazione medici diabetologi? Io credo che un gesto così serva a creare un clima di collaborazione con i medici di base a farli sentire alleati. Questi sono incentivi, perbacco!